12:08 pm
25 Giugno 2022

Il colore che si mangia ci allunga la vita

Il colore che si mangia ci allunga la vita

Il blu dei mirtilli. Il viola delle melanzane. Il giallo dei peperoni. Il rosso delle fragole. Il verde dei broccoli. Ci piacciono. Magari perchè ci sembrano invitanti, in qualche modo ne siamo attratti; tra l’altro ci dicono che fanno bene alla salute.

D’altro canto chi comprerebbe una caramella non colorata in modo vistoso? Chi comprerebbe la margarina bianca pallida se non venisse trattata con il betacarotene per renderla più gialla?

Il concetto è chiaro: tutti associamo il colore al sapore, e così ciò che percepiamo con gli occhi diventa di primaria importanza per gusto e olfatto.

Lo sanno bene gli esperti di marketing: il colore è un potente richiamo, consapevolmente e inconsapevolmente, per la gente, e attiva attenzione e riconoscibilità a seconda di ciò che vogliamo ottenere. Tanto da rendere ipnotici i consumatori del rosa delle Big Babol, fino ad arrivare a tempi più recenti con la nascita del “cake design” dove l’utilizzo dei coloranti è fondamentale, e ha contagiato anche gli sperimentatori domestici tanto da far aumentare a tal punto la richiesta, che ora i coloranti alimentari, esclusiva di drogherie specifiche, si trovano anche nei banchi del supermercato.

Così se la FDA (Food and Drug Administration) nel 2007 bandisce la potenziale tossicità del Brilliant Blue (E133) e si blocca la produzione degli Smarties blu, fino al 2008, quando si riesce a trovare un colore blu che deriva dalla Cyanobacteria Spirulina, si avvia in modo più condiviso la diffusione del trend naturalista per cui i petali di calendula vanteranno il giallo di uno shampoo, oppure il licopene del pomodoro colorerà salse e marmellate. Il rosso carminio delle Big Babol e usato per l’Alchermes, invece, sarà fiero di derivare da un insetto, la cocciniglia del cactus.

Forse non lo sappiamo nemmeno ma il colore che sta diventando, negli ultimi tempi, un trend nei costumi alimentari, in realtà, fin dagli albori della sua presenza nell’alimentazione umana, ha sempre allungato la vita dell’uomo.

Ma perché?

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