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25 Giugno 2022

La dieta che seguiamo: siamo sicuri non sia la causa delle nostre malattie?

La dieta che seguiamo: siamo sicuri non sia la causa delle nostre malattie?

Ad oggi, purtroppo, siamo ancora lontani anni luce dal disciplinamento della nutrizione, perché c’è troppa confusione, perché ci sono troppi pareri discordanti, e perché per opinione pubblica il messaggio da ricevere deve essere sempre lo stesso:

l’unica dieta, (dal latino diaeta, a sua volta dal greco δίαιτα, dìaita, «modo di vivere») , comunemente intesa non come stile di vita alimentare a lungo termine, che può essere riconosciuta come valida per il dimagrimento è quella prescritta dallo specialista.

Le altre diete, compresa quella che si segue quotidiamente a casa, sono opinabili.

Ci sono dei punti importanti da osservare:
  1. Prima di tutto non è affatto normale che se si seguono le linee guida delle autorità governative italiane, (e quindi non più solo americane), riguardo la nutrizione, si ingrassa sempre, prima o poi.
  2. Secondo, è da “latinamente stanchi” considerare il dimagrimento solo un accontentamento delle esigenze estetiche degli individui, ma l’ingrassamento è segno di un malfunzionamento dell’organismo o conseguenza di ingresso di alimenti sbagliati e quindi è un segno tangibile di un blocco metabolico che coinvolge ormoni, che crea errori di trasmissione dei segnali tra cellule e sbagliata utilizzazione dei nutrienti.
  3. Le autorità governative di uno Stato dovrebbero meglio tenere in conto il peso sulla spesa pubblica che hanno le malattie croniche riconducibili all’alimentazione: sindrome metabolica, diabete, ipertensione, obesità, e persino Alzheimer. Invece di riempire i malati di farmaci che tentano di raggirare gli effetti di una dieta sbagliata, e che sono la causa diretta della malattia cronica.
  4. Si dovrebbero creare campagne informative efficaci, volte alla sensibilizzazione individuale a una dieta sana, non solo pilotate dall’interesse economico delle multinazionali alimentari; in modo tale che la persona informata e sensibilizzata, e quindi amplificata verso la collettività, ridurrebbe i costi dell’assistenza sanitaria in modo direttamente proporzionale alla capacità di mantenere il proprio benessere.
  5. Bisognerebbe prevedere incentivi economici per i medici di medicina generale sulla base della capacità di mantenere il benessere dei suoi assistiti e non ridurre il loro operato a mera cura del corteo di sintomi delle malattie croniche.

In realtà sarebbe un passo importante verso il superamento dell’era della cura palliativa: ci si ricondurrebbe direttamente al pensiero del saggio Ippocrate, quando 2500 anni fa invita la gente a usare il cibo come medicina, e la medicina come il cibo: solo così si può considerare il cibo come farmaco principale, e sperare che il paziente abbia una compliance più consapevole ad esso, rispetto a quello che combina con il cibo, non rispettandolo e pensando: “tanto ci sono i farmaci che risolvono tutto!”

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