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22 Marzo 2019

La dieta che seguiamo: siamo sicuri non sia la causa delle nostre malattie?

La dieta che seguiamo: siamo sicuri non sia la causa delle nostre malattie?

Ad oggi, purtroppo, siamo ancora lontani anni luce dal disciplinamento della nutrizione, perché c’è troppa confusione, perché ci sono troppi pareri discordanti, e perché per opinione pubblica il messaggio da ricevere deve essere sempre lo stesso:

l’unica dieta, (dal latino diaeta, a sua volta dal greco δίαιτα, dìaita, «modo di vivere») , comunemente intesa non come stile di vita alimentare a lungo termine, che può essere riconosciuta come valida per il dimagrimento è quella prescritta dallo specialista.

Le altre diete, compresa quella che si segue quotidiamente a casa, sono opinabili.

Ci sono dei punti importanti da osservare:
  1. Prima di tutto non è affatto normale che se si seguono le linee guida delle autorità governative italiane, (e quindi non più solo americane), riguardo la nutrizione, si ingrassa sempre, prima o poi.
  2. Secondo, è da “latinamente stanchi” considerare il dimagrimento solo un accontentamento delle esigenze estetiche degli individui, ma l’ingrassamento è segno di un malfunzionamento dell’organismo o conseguenza di ingresso di alimenti sbagliati e quindi è un segno tangibile di un blocco metabolico che coinvolge ormoni, che crea errori di trasmissione dei segnali tra cellule e sbagliata utilizzazione dei nutrienti.
  3. Le autorità governative di uno Stato dovrebbero meglio tenere in conto il peso sulla spesa pubblica che hanno le malattie croniche riconducibili all’alimentazione: sindrome metabolica, diabete, ipertensione, obesità, e persino Alzheimer. Invece di riempire i malati di farmaci che tentano di raggirare gli effetti di una dieta sbagliata, e che sono la causa diretta della malattia cronica.
  4. Si dovrebbero creare campagne informative efficaci, volte alla sensibilizzazione individuale a una dieta sana, non solo pilotate dall’interesse economico delle multinazionali alimentari; in modo tale che la persona informata e sensibilizzata, e quindi amplificata verso la collettività, ridurrebbe i costi dell’assistenza sanitaria in modo direttamente proporzionale alla capacità di mantenere il proprio benessere.
  5. Bisognerebbe prevedere incentivi economici per i medici di medicina generale sulla base della capacità di mantenere il benessere dei suoi assistiti e non ridurre il loro operato a mera cura del corteo di sintomi delle malattie croniche.

In realtà sarebbe un passo importante verso il superamento dell’era della cura palliativa: ci si ricondurrebbe direttamente al pensiero del saggio Ippocrate, quando 2500 anni fa invita la gente a usare il cibo come medicina, e la medicina come il cibo: solo così si può considerare il cibo come farmaco principale, e sperare che il paziente abbia una compliance più consapevole ad esso, rispetto a quello che combina con il cibo, non rispettandolo e pensando: “tanto ci sono i farmaci che risolvono tutto!”

 

Il Giappone pensa ad Ippocrate

Sembra che il Giappone stia seguendo il pensiero di Ippocrate. Vediamo perchè.

Il Giappone vanta il numero più alto di centenari al mondo, con la più lunga aspettativa di vita in buona salute (durata della vita meno anni di malattie).  Ma finanche il Giappone sta registrando moltissimi casi di diabete e Alzheimer. Per colpa di chi? Per colpa del caso? Ma no, loro sanno che la contaminazione della loro alimentazione con grassi omega-6 e carboidrati ad alto IG è la causa di tutto ciò e leggete cosa hanno pensato di fare.

Praticamente nel 2007 tutti i datori di lavoro delle aziende nazionali sono stati ammoniti che avevano cinque anni di tempo per ridurre del 15% il numero dei dipendenti con prediabete e del 25% entro il 2015. In caso di mancato rispetto della norma legislativa, la cosiddetta “metabo law“, tutte le aziende sarebbero state tassate per contribuire alle spese sanitarie dei dipendenti stessi. Già in realtà il sistema sanitario nazionale giapponese prevede controlli annuali ai lavoratori; con questa legge, poi, sono stati fissati i limiti fisici, come il girovita (testimonianza fisica dell’iperinsulinismo): 85,09 centimetri per gli uomini e 90 per le donne.

Questo perchè nel Paese del Sol Levante hanno capito che se il governo non pone un freno alla situazione crescentemente negativa il tutto si tradurrà in pochi decenni in un’epidemia rovinosa dal punto di vista economico!

Le autorità governative occidentali dovrebbero prendere spunto dall’esempio del Giappone!

 

Bibliografia

  1. Association of Nutrients with Biomarkers of Alzheimer‘s Disease. Kalli EG. Adv Exp Med Biol. 2017;987:257-268. doi: 10.1007/978-3-319-57379-3_23. Review.
  2. Etiology of type 2 diabetes and Alzheimer‘s disease: Exploring the mitochondria. Silzer TK, Phillips NR. Mitochondrion. 2018 Apr 18. pii: S1567-7249(17)30339-2. doi: 10.1016/j.mito.2018.04.004.

  3. Overcoming Bias: Japan’s Fat Tax.

 

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