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14 Novembre 2019

Il futuro del cibo potrebbe essere nel nostro passato

Il futuro del cibo potrebbe essere nel nostro passato

Il cibo, una volta introdotto e assimilato nel nostro organismo, scatena una serie di eventi biochimici e risposte ormonali che possono essere anche centinaia di volte più potenti di qualsiasi farmaco! [1] Da questa consapevolezza nasce la possibilità di approcciarsi alla quotidiana alimentazione in modo diverso, concependola come uno strumento per modulare, con l’esercizio costante a tavola, ma che poi diventaun’abitudine come un’altra, il nostro benessere fisico e mentale. Per lungo tempo, fin dall’antichità, si è supposto che il cibo avesse influenza sulla nostra salute: già il saggio Ippocrate esortava tutti con ilsuo motto: “Fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”: curiosamente, per capire a fondo la saggezza di un uomo vissuto 2500 anni fa occorre sapere i recenti progressi della biologia molecolare (fattori di trascrizione genica, epigenetica) che possono, con approccio scientifico, indurre a consigliare vivamente tradizioni alimentari del passato, anche molto remoto, (utopisticamente quando l’uomo era ancora cacciatore-raccoglitore 40000 anni fa) nel ventunesimo secolo, per migliorare di parecchio l’aspettativa di vita: la dieta che facciamo tutti i giorni ha infatti il potere di controllare l’espressione dei nostri geni e della nostra progenie, finanche nel nascituro a partire dal grembo.
Ebbene, arrivati ai tempi attuali, è indispensabile sottolineare dei concetti basilari: il nostro genoma non si è modificato in maniera significativa (in particolare si è modificato meno dello 0,005%  negli ultimi 10000 anni) [2]. Tuttavia, la stessa nascita dell’agricoltura cerealicola, già a partire da 10000 anni fa; l’artificiosità sempre progressiva degli alimenti conseguente all’industrializzazione degli stessi; il surriscaldamento degli oceani che fa produrre meno omega-3 ai pesci che li utilizzano come isolanti termici; gli allevamenti intensivi di animali che hanno squilibrato i grassi delle carni (rapporto omega-6/omega-3); l’invenzione del mulino a cilindri nel 1870, che ha impoverito le farine sul piano nutrizionale, sono solo alcune, ma tra le più importanti, delle cause che creano, nei decenni delle nostre vite, dei blocchi metabolici vistosi, che, cosa alquanto inquietante, possono anche essere trasmessi geneticamente alle generazioni successive. Ma anche se portiamo questo pesante fardello nei nostri geni, esiste una via di salvezza; e paradossalmente, se con l’alimentazione abbiamo creato “danni” ai nostri geni, possiamo proprio con l’alimentazione cambiarne l’espressione. Ma dobbiamo pur ammettere che è più semplice cambiare la nostra religione che cambiare la nostra dieta…

 

Bibliografia

  1. Magri per sempre. Sears B. Sperling & Kupfer
  2. The importance of the ratio of omega-6/omega-3 essential fatty acids. Simopoulos AP Biomed Pharmacother. 2002 Oct; 56(8):365-79
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