12:54 am
20 Agosto 2019

Le vitamine del futuro

Le vitamine del futuro
Bacche di maqui (mirtillo della Patagonia)

L’uomo ha avuto, sin dalle origini della sua presenza sul Pianeta, dei vantaggi e degli svantaggi dalla sua alimentazione.

Un esempio ci viene dato dal beri-beri: questo disturbo si diffondeva tra le popolazioni orientali che utilizzavano il riso come base dell’alimentazione, e si notò che veniva fuori con eccezionale evidenza quando la popolazione si nutriva del riso brillato, quindi privato della crusca che veniva persa durante il processo di raffinazione. Quindi si giunse alla conclusione che doveva esserci una sostanza la cui mancanza causava il beri- beri e quindi debolezza, inappetenza, formicolio alle estremità.  Nel 1911 fu individuata da Funk l’oligoelemento che mancava e che curava rapidamente la malattia,  e fu la prima vitamina scoperta dall’uomo: la vitamina B1.

Un altro esempio è rappresentativo. Per millenni i marinai che solcavano per lungo tempo, come mesi o anni, i mari soffrivano di carenze alimentari dovute all’impossibilità di nutrirsi di prodotti freschi, e la carenza di frutta e verdura fresca creava emorragie alla pelle, alle mucose, denti fragili (scorbuto). Ma bisognò aspettare il 1921 perché fu riconosciuta come causa di quel disturbo un composto a cui fu dato il nome di vitamina C, che poi fu sintetizzata nel 1934.

Ma se le carenze vitaminiche sono curabili con straordinaria facilità,  le carenze di POLIFENOLI (presenti in piccole quantità nel riso integrale ma molto più prepotentemente nel COLORE della frutta e verdura) si manifestano solo col tempo, con l’instaurarsi di patologie infiammatorie.

Sicuramente i polifenoli diventeranno, visto che sono  composti essenziali da assumere quotidianamente, le vitamine del futuro.

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